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Matera Universo Pop

dal 18/11/2017 al 04/02/2018


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La mostra “Matera Universo Pop” è un percorso completo di trentanove opere dei grandi maestri della Pop Art.

Lontano anni luce dalla società contadina che per millenni ha abitato i Sassi di Matera, l’universo dell’Arte Popolare invade le sale della Fondazione Sassi: dai pupazzetti di Keith Haring che abbracciano, amano e danzano alle pitture combinate di Robert Rauschenberg, dal falso retino tipografico di Roy Lichtenstein alla genialità di Andy Warhol, fino alla parola che diventa immagine nelle opere di Robert Indiana.

Una mostra da percorrere con occhi nuovi, in un alternarsi di serigrafie, arazzi, vinili, stoffe, corde e terracotte.

Il linguaggio artistico è inconfondibile ed ha nella ripetizione il suo segno distintivo, trovando proprio nella successione e nella ripetizione un tratto in comune con la magia della città antica: di là sono le icone e i ritratti, oggetti e manifesti pubblicitari, di qua i tetti, i comignoli e le forme stesse delle case scavate nella roccia dove il grigio contrasta con immagini e oggetti coloratissimi.

Testo Critico

a cura di Graziano Menolascina

Nell’Arte del 900’ ritroviamo un certo risveglio dei sensi con la sua creatività ribelle ed innovativa, rompendo senza soluzione di continuità con la tradizione artistica delle vecchie accademie a tutti i livelli di significato, di forme e di funzione estetica. Poiché l’arte contemporanea sin dalle sue origini si è sempre rifatta ed è sempre stata influenzata dallo spirito magico e selvaggio di una certa creatività primitiva, espressioni primarie di segno e gesto allo stato puro.

Uno dei primi artisti a seguire questo violento istinto, non a caso dichiarato padre spirituale della Pop Art, è Robert Rauschenberg. Uno degli artisti più prolifici della storia, un ricercatore accanito. Attraverso il suo sguardo sperimentatore ha abbracciato il mondo intero racchiudendolo in un unica *combinazione. All’interno delle sue composizioni introduce elementi materici, oggetti, addirittura animali impagliati, operando una fusione fra questi e la pittura alla quale non rinuncia mai. Il nome che l’artista dà alla sua personale unione fra oggetti, cose materiali, quotidiane e pittura è *combine-paintings*, ossia pitture combinate. Rauschenberg adotta la modalità della narrazione, il raccontare delle storie, che siano di persone, di luoghi o di oggetti raccontare storie ha sempre molteplici conseguenze, in chi le racconta, per il piacere, o la necessità, di far conoscere le storie, per chi la ascolta, per il piacere di ascoltare o di vedere, per il piacere o la necessità di conoscenza, per il piacere di poter narrare a sua volta le storie apprese. Le opere sempre provocanti nel suscitare, senza censure, storie e avvenimenti che cambiano con lo scorrere del tempo. Un reportage attraverso gli oggetti esposti, ogni singolo oggetto è una storia, un insieme di immagini che raccontano una storia, rendendola visibile. Rauschenberg crea un ponte tra arte e vita, caratterizzato da un’assoluta indipendenza stilistica lontana da ogni corrente artistica, sperimentando continuamente nuove tecniche e nuovi materiali, avviandosi e spalancando le porte attraverso un viaggio intercontinentale tra paesaggi, atmosfere, anime aleatorie, un alchemico senza restrizioni, per giungere in fine in una nuova era quella appunto della Pop Art.

Una delle altre figure preminenti dell’arte americana fin dagli anni ’60 è Robert Indiana. Ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo dell’arte di assemblaggio, della pittura dura e della pop art. Un autoproclamato “pittore americano di segni”, Indiana ha creato un corpo di lavoro molto originale che esplora l’identità americana, la storia personale e il potere dell’astrazione e del linguaggio, creando un’eredità importante che risente nell’opera di molti artisti contemporanei che fanno della parola scritta, elemento centrale della loro opera. Si distingue dai suoi coetanei pop affrontando importanti questioni sociali e politiche e incorporando profondi riferimenti storici e letterari nelle sue opere.Il 1966 ha segnato un punto di svolta nella carriera di Indiana con il successo della sua immagine LOVE , che era stata rappresentata in una mostra personale alla Stable Gallery. La parola amore, un tema centrale all’opera di Indiana. Nome di una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra. Nata in Inghilterra intorno agli anni ’50, troverà il suo più pieno sviluppo a New York a partire dagli anni ’60. Il suo nome deriva da “popular art” ovvero arte popolare: non intesa come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone.

In un mondo dominato dal consumo, la Pop art respinge l’espressione dell’interiorità e dell’istintività e guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l’uomo contemporaneo: il cosiddetto “folclore urbano”. È infatti un’arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie. Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica, provocatoria e critica. Con sfumature diverse, gli artisti ripresero le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell’intrattenimento, della pubblicità. La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l’ha prodotta. L’artista, di conseguenza, non trova più spazio per alcuna esperienza soggettiva e ciò lo configura quale puro manipolatore di immagini, oggetti e simboli già fabbricati a scopo industriale, pubblicitario o economico. Questi oggetti, riprodotti attraverso la scultura e la pittura, sono completamente personalizzati. Riassumendo si può dire che la Pop Art abbia documentato la cultura popolare americana, trasformando in icone le immagini più note o simboliche tra quelle proposte dai mass media.

Un altro importante esponente, più nostalgico, ma che tramite il suo raffinato senso della composizione, riesce a riportare nelle sue opere l’infanzia di un universo lontano, così come gli eroi, gli aviatori di guerra e le fanciulle romantiche piangenti è Roy Lichtenstein. Attraverso una leggerezza della precisione, catapulta lo spettatore nel mondo di oggetti di utilizzo quotidiano, in un contesto di opulenza economica e benessere generalizzato. Immagini solari, chiaramente descrittive, ironiche, gioiosamente colorate, lontane dalle angosce esistenziali di tanti movimenti precedenti, espressive di un mondo nuovo, spensieratamente consumistico ed entusiasticamente moderno. L’artista agisce sull’immagine originale non copiandola, bensì rielaborandola secondo i proprio canoni estetici e artistici. Canoni che riprendono, tra gli altri, l’uso dei punti di *Benday*, l’uso del Plexiglass o del Rowlux, con i quali riesce anche a creare paesaggi di diverso stampo. La vera genialità di Lichtenstein stava nel falso retino tipografico che dava l’impressione che ogni sua immagine fosse l’ingrandimento fotografico di un’immagine stampata da una riproduzione.

Il più eclettico del gruppo, la Pop Star per eccellenza Andy Warhol prima di tutto eccellente comunicatore, che meglio di qualsiasi altro artista ha saputo interpretare i cambiamenti rivoluzionari in atto nella società del benessere e dei consumi degli anni ’60, comprendendo i potenti meccanismi della pubblicità e utilizzandoli nell’impostare tutta la sua filosofia, la sua poetica artistica, ma soprattutto la sua vita, al punto da essere considerato un’opera d’arte a sua volta. Pittore, fotografo, cineasta, produttore cinematografico, di gruppi musicali e teatrali, scrittore (filosofo e sociologo) ed editore. Tutti ruoli che ha rivestito alla perfezione portando avanti, con una personalissima visione dell’estetico e della rappresentazione creativa. L’utilizzo di colori accesi e contrapposti, l’esaltazione di idoli rappresentativi in uno schema che si può riassumere nei concetti base di bellezza-potere-moda, il consumismo, la ripetitività, l’arte di Andy Warhol è insomma la raffigurazione di un’epoca attraverso le sue immagini chiave. Andy Warhol, con la sua personalità e con la sua immagine, rifletteva i desideri della cultura consumistica americana e la sua opera non è altro che un prolungamento coerente con tutto questo. Le sue serigrafie in serie di personaggi famosi come la Marilyn Monroe o Mao Tse-tung di prodotti di largo consumo come Coca Cola e Brillo diventano il manifesto di un’ attenzione maniacale all’immagine, all’apparenza, e soprattutto sfidano sfacciatamente il mondo dell’arte tradizionalmente intesa. La sua arte, portava gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra , era una provocazione nemmeno troppo velata: Ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor, l’arte doveva essere “consumata” come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Le tematiche scabrose di tutte le scene riprese nelle opere di Warhol erano probabilmente il segreto del suo successo, rendendolo contemporaneamente personaggio scandaloso e molto e per altri versi molto alla moda. Il giovane pittore si rivela presto un artista nel senso pieno del termine, figlio della cultura dei fumetti ma anche di quella dei Maya, dei pittogrammi giapponesi e di Picasso, molto di più di un graffitista o di un decoratore bravo e fantasioso.

Il più giovane Keith Haring elabora anche una propria filosofia dell’arte, la “Popular art” che deve essere per tutti, per questo egli disegna con il gesso bianco sulla carta nera incollata sui manifesti pubblicitari vecchi nelle stazioni della metropolitana di New York (1981), che diventa il suo atelier e la sua esposizione permanente. Comincia così un’attività frenetica, dipingendo su tutto: plastica, metallo, oggetti di scarto e statue di poco valore. Prestandosi come curatore di mostre di disegni e graffiti presso il Mudd Club, tiene una Mostra Personale al Club 57 ed esegue murales nel cortile di una scuola del Lower East Side. Il pittore dipinge in metropolitana fino al 1986 e in molti si accorgono di lui, i tipici pupazzetti di Haring, le figure stilizzate che “abbracciano”, “amano” e “danzano” colpite da raggi che a loro volta irradiano creando il movimento, che crea altro movimento, sono conosciuti e amati dal pubblico. Interessato al mondo multimediale, l’artista registra su videocassetta l’esecuzione dei suoi dipinti e crea una animazione di trenta secondi, andata in onda ininterrottamente per un mese sul mega video schermo di Times Square. Nel 1983 Keith Haring dipinge il murale per la Marquette University a Milwaukee nel Wisconsin. Partecipa a esposizioni in brasile, a Londra, a Tokio e conosce Andy Warhol. Le sue esposizioni sono sempre seguitissime, come ogni sua manifestazione figurativa, perchè Haring dipinge non solo su muri o pannelli, ma su qualsiasi cosa gli capiti tra le mani: calzature, automobili, magliette e oggetti svariati.


Orari

Dal 18/11/2017 al 04/02/2018

Lunedì, chiuso

Martedì-Venerdì, 11.00/13.00 - 16.00/20.30

Sabato-Domenica, 11.00/20.30

24/12/2017-31/12/2017, 11.00/16.00

25/12/2017, 26/12/2017 e 01/01/2018, chiuso

Biglietto

Intero 5,00 €

14-18 anni 2,00€

studenti universitari muniti di libretto 2,00€

Gratuito: under 14; disabili con accompagnatore;  giornalisti con tesserino ODG in corso di validità; guide turistiche munite di tesserino di abilitazione.

Speciale Scuole

A cura di

Graziano Menolascina

Opere

Andy Warhol

Robert Indiana

Keith Haring

Roy Lichtenstein

Robert Rauschenberg